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a cura di Zuliani Valter Giorgio

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Fotografia digitale

La fotografia digitale è una tecnologia abbastanza recente. E’ apparsa sul mercato agli inizi degli anni ottanta, ma era riservata solo ai professionisti. Non esistevano le compatte e i primi modelli avevano costi proibitivi, intorno ai 40/50 milioni di vecchie lire.

Negli anni novanta, il digitale era ancora una tecnologia per pochi eletti, solo alcuni professionisti e “artisti dell’immagine” cominciavano a guardarla con più attenzione.

La svolta decisiva si ebbe quando la Apple presentò la prima Quicktake 100 (1994), il mondo del digitale cominciò ad essere alla portata di tutti. La sua rapida evoluzione segue quella dell’informatica con la quale, in alcuni casi, diviene un tutt’uno inscindibile.

A distanza di quasi dieci anni, la fotografia digitale ha superato il mercato dell’analogico che rimane, e sarà sempre di più in futuro, un mercato di nicchia.

Chi oggi per lavoro o per diletto ha la necessità di fissare delle immagini, deve necessariamente fare i conti con questa nuova tecnologia e conoscerne i segreti per sfruttarne al meglio tutte le potenzialità.

In cosa consiste la tecnologia digitale?

Il cuore di una fotocamera è il sensore un componente elettronico sensibile alla luce, attraverso il quale si forma l’immagine. Ne esistono di diverso tipo: CCD (Charge Couple Device), è il prima apparso sulla scena; il CMOS; il Super CCD e il Foveon.

Quando si fotografa, la luce colpisce gli elementi sensibili che costituiscono il sensore, chiamati pixel, i quali generano cariche elettriche che vengono trasferite a un convertitore analogico-digitale. Il suo compito è quello di trasformare i segnali e inviarli alla memoria interna della fotocamera, oppure a quella esterna, nel caso delle schede di memoria.

Il numero di pixel presenti nel sensore esprime la risoluzione dell’immagine: maggiore è il loro numero maggiore sarà la quantità di particolari presenti nella fotografia e, quindi, la qualità; tanti pixel significa però anche file di grandi dimensioni che necessitano di memorie adeguate per venire archiviati.

Diverse sono le schede di memoria così come la loro capienza, che può andare da qualche Megabyte a più Gigabyte.

L’obiettivo è sicuramente un punto di particolare importanza. Ormai è sempre dotato di zoom e la sua escursione focale viene indicata con l’equivalente misura in millimetri usata nella fotografia tradizionale, oppure con il numero di ingrandimenti. Sapere che l’obiettivo è 2x o 3x potrebbe dire poco sulla reale funzionalità, mentre conoscere che l’escursione focale è 38 – 114 mm., può far capire meglio le capacità della macchina.

Lo zoom ottico viene spesso associato ad ingrandimento elettronico; quello elettronico non fornisce una vera focale in quanto non agisce sull’angolo di visione bensì sull’ingrandimento della ripresa, come è possibile fare con un programma di fotoritocco. Questo significa che verranno ingranditi anche i pixel, con conseguente perdita di qualità.    

  


 [G-M-DT1]Chip elettronico (CCD o CMOS) che risulta sensibile alla luce che lo colpisce, in maniera analoga alla pellicola nelle macchine fotografiche tradizionali. Il sensore è alla base della registrazione delle immagini prodotte dalle fotocamere digitali e dagli scanner.

 

Uno dei parametri più caratteristici di un sensore è rappresentato dal numero di pixel che possiede, abbastanza strettamente collegato alla qualità finale dell'immagine. I sensori sono di diversi tipi quanto a funzionamento, disposizione dei pixel, trattamento del colore, sensibilità e via discorrendo.

 [G-M-DT3]Il significato del termine pixel è l’abbreviazione di Picture Element.

Si possono considerare costituiti da pixel i cartelloni luminosi, come quelli in Times Square a New York, o le scritte pubblicitarie o augurali costituite da lampadine, e infine, per chi conosce Roma, la facciata del palazzo dell'Eni sul laghetto dell'Eur, che di notte spesso rappresenta il logo della società (il cane a 6 zampe), seguendo uno schema binario: finestra buia=zona nera/sfondo, finestra illuminata=zona chiara/segnale, elemento della figura.

Qualunque raffigurazione basata su elementi separati (discontinui, discreti) può considerarsi un esempio di immagine pixelata.

Tecnicamente, il termine pixel si utilizza a proposito di monitor e indica l'unità più piccola in cui si può suddividere un'immagine televisiva o visualizzata al computer.

 

Il pixel viene così definito:

"Unità elementare in cui si può suddividere un'immagine grafica. Lo schermo di un monitor è suddiviso in linee, composte da un determinato numero di pixel: questo numero definisce la risoluzione di un'immagine. Il pixel viene reso con tecnologie differenti dai monitor a tubo catodico (CRT), quelli a cristalli liquidi (LCD) e dalle periferiche come le stampanti. Le specifiche in pixel di base e di altezza di un'immagine costituiscono la risoluzione. Ogni pixel può rappresentare una tonalità precisa di colore tra una gamma la cui ampiezza detta profondità di colore) dipende dal numero di bit che memorizzano il valore di ciascun colore primario. Per esempio, su un monitor i colori primari sono rosso, verde e blu, e tipicamente il software assegna otto bit a ciascun colore. Di conseguenza ciascun colore primario può essere presente in 256 valori diversi e il pixel può rappresentare 256x256x256=16.777.216 colori possibili, un numero largamente superiore alle poche migliaia di tonalità che l'occhio umano è in grado di distinguere".

 

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