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I sopravvissuti di incidenti stradali gravi dicono spesso che il tempo
sembra rallentare nei momenti dell’impatto e che ci si può ricordare tutto
quello che avviene, in quei brevi istanti, in modo straordinariamente
dettagliato. In realtà, il cervello umano registra
l’incidente quando avviene, e solo dopo gli eventi tornano alla mente come
vividi ricordi. Nella ricerca di progettare veicoli con
caratteristiche di sicurezza, secondo la normativa 5 stelle Euro NCAP, da
parte dei maggiori costruttori di auto al mondo, vengono esaminati i dati di
migliaia di crash test simulati e successivamente centinaia di collisioni
reali al fine di verificare la corrispondenza dei dati virtuali con il mondo
reale. Tutto questo ha permesso di ottenere uno standard massimo per la
sicurezza e contemporaneamente di avere una sorprendente dissezione di un
incidente.
In un incidente l’impatto è estremamente veloce, l’intero evento inizia e
finisce in un attimo, più veloce di un batter di ciglia.
Per progettare una vettura, in grado di superare i crash test per la
sicurezza Euro NCAP, gli ingegneri si avvalgono dell’ausilio di un immagine
virtuale della vettura che può arrivare ad essere composta da circa due
milioni di elementi, ciascuno pari a circa tre millimetri di diametro la cui
reazione viene analizzata in dozzine di scenari d’incidente diversi
attraverso l’uso di super computer. Utilizzare le simulazioni al computer
rende possibile identificare la posizione dei punti o zone di deformazione
controllata in modo che variando la deformazione si riesca a massimizzare la
quantità di tempo che si ha a disposizione per far reagire i sistemi di
protezione dei passeggeri.
Durante
le prove di crash test si arriva a montare sulla macchina e sui manichini
fino a 200 sensori che permettono di registrare 2,4 milioni di dati al
secondo, mentre le telecamere ad alta definizione acquisiscono fino a 2000
fotogrammi al secondo - due volte più veloce dell’effetto rallenty delle
telecamere utilizzate dalle reti televisive per coprire gli eventi sportivi
come il calcio e il tennis. Alcuni costruttori,
nell’ottica di ottenere reazioni immediate negli urti laterali dove lo
spazio di deformazione è alquanto ridotto, utilizzano sensori di pressione
(alquanto costosi) che riescono a misurare le
variazioni della pressione
all'interno di una porta in modo pressoché istantaneo. Questo tipo di
sensori è circa due volte più veloce degli altri e permettono di decidere
meglio
il tipo di incidente che si sta verificando e mettere in atto le difese più
appropriate.
Pensate che quando si è seduti in auto la distanza tra spalla e
pannello esterno della porta non supera i 20 centimetri.
In sostanza non si hanno più di 20 centimetri per ridurre la velocità di
quel veicolo dai 50 km/h fino a una velocità residua sicura, sulla quale
implementare un sistema di ritenuta che protegga l'occupante facendo
scattare i sistemi protettivi in un tempo che non deve superare 30
millisecondi.
Per avere un’idea dei tempi di reazione di queste fantastiche
apparecchiature occorre sapere che la persona umana adulta ha un tempo di
reazione, se dato un cronometro digitale, di
circa 120 millisecondi, o 0,12 di secondo, mentre il
battito
di ciglia dell’occhio umano è di 100 millisecondi (0,1 sec). In un incidente
le centraline adibite al crash sono in grado di rilevare l'impatto,
valutarne la gravità e dare le disposizioni del caso, tutto nello spazio di
30 millisecondi (0,03 sec) - un terzo di un batter d'occhio. La
percezione umana, come abbiamo già detto; occhi e sistema nervoso, non è in
grado di valutare le cose abbastanza rapidamente e, nel caso di un
incidente, non si avverte nulla fino a quando
tutto l’evento è finito.
Ora che siamo in grado di capire come agiscono i sistemi di protezione nelle
moderne autovetture vediamo, come in una “slow motion”, la ricostruzione di
un incidente; di quello che avviene in un urto su una porta lato guida
colpita da un veicolo che viaggia a 50 km/h.

Cronologia:
(Un millisecondo equivale a 1/1.000 di secondo)
0 millisecondi – L’oggetto “tocca”la portiera del
conducente.
1 ms – Il sensore di pressione della porta rileva un onda
di pressione.
2 ms – Il sensore di accelerazione posto nel montante C,
dietro lo sportello posteriore, rileva anche un evento
di crash.
2,5 ms – Il sensore posto al centro della vettura rileva le
vibrazioni del crash.
5 ms – La centralina di controllo che valuta la gravità del
crash per stabilire se si tratta di evento insignificante (carrello della
spesa o il contatto accidentale) è ancora in fase di elaborazione. La
struttura della porta inizia ad assorbire l’energia dell’intrusione.
6,5 ms – Il sensore di pressione della porta registra
picchi di pressione.
7 ms – La centralina adibita alla valutazione del Crash
conferma la gravità dell’incidente e calcola le azioni successive.
8 ms – La centralina invia un segnale di attivazione degli
airbag laterali. Nel frattempo, il montante B comincia a deformarsi verso
l'interno e l'energia cinetica inizia a trasferirsi lungo le direttrici
prestabilite intorno al conducente.
8,5 ms – Innesco del sistema airbag.
15 ms – Il tetto comincia ad assorbire parte dell'impatto.
Airbag esplode attraverso il rivestimento del sedile e comincia a gonfiarsi.
17 ms – L’energia segue il percorso prestabilito e la
struttura sotto il sedile posteriore raggiunge il carico massimo. L’airbag
copre il petto dell'occupante e comincia a spingere la spalla allontanandola
dalla zona d'impatto.
20 ms - Porta e montante B iniziano a spingere sul sedile
anteriore. Airbag comincia a spingere il torace del conducente a distanza
dall'impatto.
27 ms – La velocità d'impatto si è dimezzata da 50 km/h a
23,5 km/h. Un sistema di spinta nel sedile
muove il bacino del conducente lontano dalla zona d'impatto. L’airbag
inizia lo sgonfiamento controllato.
30 ms - La vettura ha assorbito tutta l'energia incidente.
L’airbag rimane attivo. Per un breve istante, la forza espressa sul
conducente è pari a un massimo di 12 volte la forza di gravità.
45 ms – Conducente e airbag si muovono insieme alla
deformazione della struttura laterale.
50 ms - La
centralina del Crash comanda l’apertura delle porte dell'auto. La cellula di
sicurezza dei passeggeri inizia il rimbalzo, spingendo le porte a
distanza dagli occupanti.
70 ms – L’airbag continua a sgonfiarsi, mentre gli
occupanti l’auto tornano verso le posizioni originarie.
La
fase di emergenza dell’incidente è completata.
150-300 ms – Gli occupanti il veicolo realizzano la
collisione.
Come abbiamo potuto vedere nelle varie fasi, per un certo verso drammatiche
di un incidente, ogni minimo particolare della vettura e dei dispositivi di
protezione dei passeggeri, viene studiato nei minimi dettagli proprio per
salvare la vita o limitare le conseguenze lesive al minimo.
Quello che ci deve preoccupare è tutto quello che avviene dopo, a seguito
della riparazione effettuata in conseguenza di un incidente dove occorre
prestare la massima attenzione affinché l’impegno degli ingegneri
progettisti e dei costruttori possa venir vanificato per un’operazione mal
eseguita.
L’autoriparatore ha oggi una responsabilità morale, giuridica e materiale
enormemente più elevata che non nel passato, esso stesso diventa “ingegnere”
della riparazione più che artigiano, anche nei danni di media gravità, deve
cioè essere in grado di riportare il veicolo nelle condizioni originarie di
come è stato progettato e questo presuppone un’evoluzione professionale e
sostanziale della propria attività e un nuovo modo di affrontare con
decisione i rapporti con il mondo esterno che ancora oggi lo condizionano
negativamente.
Zuliani Valter Giorgio
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