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A
distanza di qualche mese dalla cessazione della convenzione
tra l’ANIA e i Carrozzieri, come promesso, ritorno
sull’argomento.
Prima
però di procedere su una questione particolarmente noiosa ai
non addetti, voglio raccontarvi una breve storiella che altro
non è che la cronaca di un fatto realmente accaduto.
Molti
anni fa, avevo come tutor un perito che, oltre ad erudirmi
sotto l’aspetto tecnico, mi metteva al corrente di come ci si
doveva comportare con i carrozzieri, le controparti (i
danneggiati), ecc.. Essendo una persona estremamente corretta
e di provata onestà, forse per mettermi in guardia per
l’attività futura che andavo a svolgere, mi raccontò la
storiella di quella persona costretta per lavoro a star
lontana da casa per settimane intere (allora i contratti di
lavoro non prevedevano, come oggi il rientro al fine
settimana) che espose nella specifica mensile la spesa
relativa a prestazioni sessuali di una compiacente fanciulla.
Ovviamente l’ufficio del personale dell’azienda respinse la
richiesta e richiamò il dipendente (che chiameremo per
comodità Paolo) a non esporre più quel genere di spesa. Paolo
non si dette per vinto sostenendo che quella spesa era dovuta
proprio alla prolungata trasferta e che a casa sua non aveva
certo bisogno di supplire in quel modo alle sue necessità
sessuali.
Il capo
del personale, pur comprendendo la situazione, gli face notare
quali erano le voci previste dal contratto di lavoro per chi è
in trasferta: “Lavaggio biancheria, taglio capelli, ecc.
come vede" – disse: “non è previsto quel genere di spesa”.
Paolo,
apparentemente rassegnato, prese atto delle regole e ripartì
per la trasferta dove continuò ovviamente a soddisfare le sue
necessità fisiologiche, solo che a differenza della prima
volta nella specifica ora appariva la richiesta per: taglio
capelli, lavaggio biancheria, ecc..
Passò
qualche mese e Paolo incontrò nuovamente il capo del personale
che lo apostrofò: - “bravo caro pinco pallino, vedo con piacere che ha
rispettato le disposizioni che le ho impartito”.
Paolo lo
guardò sorridendo.- “certo dottore! ho seguito alla lettera
quanto lei mi ha detto”. Poi, osservando il volto dell’uomo
visibilmente soddisfatto, continuò: -“però il cappello
c’è,…. ma non si vede”. Così dicendo se ne andò lasciando il
capo del personale perplesso e pensieroso.
Questo
breve racconto, che poi è il titolo dell’articolo, mi serve
per introdurre l’argomento che segue.
L’iniziale sbandamento dei carrozzieri non è ancora terminato,
l’effetto “convenzione” continua a svolgere i suoi effetti
anche se le regole non sono più state aggiornate, almeno per
quanto riguarda i parametri per la preventivazione. Finché non
si presentano alternative e i valori continuano ad essere
disponibili, gli operatori (carrozzieri e periti) li
applicano.
Anche la
paventata esplosione delle tariffe di mano d’opera pare non vi
sia stata, o almeno non nella misura che era stata minacciata
da più parti.
Tutto ciò
fa dormire sonni tranquilli al mercato assicurativo; non par
vero ad alcune compagnie di poter continuare a dettare le
proprie condizioni ai carrozzieri anche nel regime di libero
mercato voluto dal governo.
Alle
compagnie di assicurazione è stato sufficiente dare
disposizioni alle proprie reti di riconoscere tariffe di mano
d’opera pari a quelle della cessata convenzione, o al limite
ritoccate del valore inflativo, e con la carotina del
pagamento diretto hanno avuto buon gioco.
Io che in
questo settore ci vivo da tanti, troppi lustri, ho avuto il
sospetto che tutto non filasse così liscio come appare ed ho
approfondito l’argomento con una piccola indagine.
Mi sono
preso la briga di controllare quali tariffe riconoscono oggi i
periti ai carrozzieri e, quali erano le tariffe
di mano d’opera applicate agli stessi in regime di convenzione.
Quanto
emerso dalla verifica è quanto di più scontato si potesse
pensare; i carrozzieri, salvo qualche caso, non hanno fatto
esplodere al rialzo le tariffe, no!... non ce n’era bisogno, è
stato sufficiente applicare la tariffa relativa alla banda
tariffaria superiore a quella assegnata dalla vecchia
convenzione e il gioco è fatto.
Chi è
oggi in
grado di stabilire e, soprattutto, in futuro che quel
carrozziere deve tariffare “A” anziché “B”? Chi controlla i
parametri della carrozzeria e se questi sono stati aggiornati?
Quindi! è
vero che i carrozzieri non hanno stariffato, ma è altrettanto
vero che molti si sono collocati su tariffe ben superiori, pur
nel rispetto delle regole.
In
sostanza, “il cappello c’è, ma non si vede”, eccovi
spiegata la relazione con il titolo e la storiella.
Mi sono
inoltre preso la briga di valutare qual'è stata
l’incidenza del maggior costo di mano d’opera. La verifica
anche se molto parziale, trattandosi di un campione modesto
riferito ad una sola località (anche se importante e
significativa),
indica una percentuale intorno al 6,5%, ben superiore quindi
all’inflazione programmata.
Quello
che invece è emerso è un fatto a prima vista insospettabile;
la tariffa di mano d’opera adottata dai periti nella stima dei
danni, nei casi in cui non vi sia come riferimento un
riparatore, è la più disparata, spesso non segue una logica,
tanto che viene da pensare possa servire come parametro – più
difficilmente controllabile di altri - per far quadrare i
conti.
Alberino |