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a cura di Zuliani Valter Giorgio

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5/2004

Il cappello c’è, ma non si vede

Alberino

 

 

 

 

A distanza di qualche mese dalla cessazione della convenzione tra l’ANIA e i Carrozzieri, come promesso, ritorno sull’argomento.

Prima però di procedere su una questione particolarmente noiosa ai non addetti, voglio raccontarvi una breve storiella che altro non è che la cronaca di un fatto realmente accaduto.

 

Molti anni fa, avevo come tutor un perito che, oltre ad erudirmi sotto l’aspetto tecnico, mi metteva al corrente di come ci si doveva comportare con i carrozzieri, le controparti (i danneggiati), ecc.. Essendo una persona estremamente corretta e di provata onestà, forse per mettermi in guardia per l’attività futura che andavo a svolgere, mi raccontò la storiella di quella persona costretta per lavoro a star lontana da casa per settimane intere (allora i contratti di lavoro non prevedevano, come oggi il rientro al fine settimana) che espose nella specifica mensile la spesa relativa a prestazioni sessuali di una compiacente fanciulla.

Ovviamente l’ufficio del personale dell’azienda respinse la richiesta e richiamò il dipendente (che chiameremo per comodità Paolo) a non esporre più quel genere di spesa. Paolo non si dette per vinto sostenendo che quella spesa era dovuta proprio alla prolungata trasferta e che a casa sua non aveva certo bisogno di supplire in quel modo alle sue necessità sessuali.

Il capo del personale, pur comprendendo la situazione, gli face notare quali erano le voci previste dal contratto di lavoro per chi è in trasferta: “Lavaggio biancheria, taglio capelli, ecc. come vede" – disse: “non è previsto quel genere di spesa”.

Paolo, apparentemente rassegnato, prese atto delle regole e ripartì per la trasferta dove continuò ovviamente a soddisfare le sue necessità fisiologiche, solo che a differenza della prima volta nella specifica ora appariva la richiesta per: taglio capelli, lavaggio biancheria, ecc..

Passò qualche mese e Paolo incontrò nuovamente il capo del personale che lo apostrofò: - “bravo caro pinco pallino, vedo con piacere che ha rispettato le disposizioni che le ho impartito”.

Paolo lo guardò sorridendo.- “certo dottore! ho seguito alla lettera quanto lei mi ha detto”. Poi, osservando il volto dell’uomo visibilmente soddisfatto, continuò: -“però il cappello c’è,…. ma non si vede”. Così dicendo se ne andò lasciando il capo del personale perplesso e pensieroso.

 

Questo breve racconto,  che poi è il titolo dell’articolo, mi serve per introdurre l’argomento che segue.

L’iniziale sbandamento dei carrozzieri non è ancora terminato, l’effetto “convenzione” continua a svolgere i suoi effetti anche se le regole non sono più state aggiornate, almeno per quanto riguarda i parametri per la preventivazione. Finché non si presentano alternative e i valori continuano ad essere disponibili, gli operatori (carrozzieri e periti) li applicano.

Anche la paventata esplosione delle tariffe di mano d’opera pare non vi sia stata, o almeno non nella misura che era stata minacciata da più parti.

Tutto ciò fa dormire sonni tranquilli al mercato assicurativo;  non par vero ad alcune compagnie di poter continuare a dettare le proprie condizioni ai carrozzieri anche nel regime di libero mercato voluto dal governo.

Alle compagnie di assicurazione è stato sufficiente dare disposizioni alle proprie reti di riconoscere tariffe di mano d’opera pari a quelle della cessata convenzione, o al limite ritoccate del valore inflativo, e con la carotina del pagamento diretto hanno avuto buon gioco.

Io che in questo settore ci vivo da tanti, troppi lustri, ho avuto il sospetto che tutto non filasse così liscio come appare ed ho approfondito l’argomento con una piccola indagine.

 

Mi sono preso la briga di controllare quali tariffe riconoscono oggi i periti ai carrozzieri e, quali erano le tariffe di mano d’opera applicate agli stessi in regime di convenzione.

Quanto emerso dalla verifica è quanto di più scontato si potesse pensare; i carrozzieri, salvo qualche caso, non hanno fatto esplodere al rialzo le tariffe, no!... non ce n’era bisogno, è stato sufficiente applicare la tariffa relativa alla banda tariffaria superiore a quella assegnata dalla vecchia convenzione e il gioco è fatto.

Chi è oggi in grado di stabilire e, soprattutto, in futuro che quel carrozziere deve tariffare “A” anziché “B”? Chi controlla i parametri della carrozzeria e se questi sono stati aggiornati?

Quindi! è vero che i carrozzieri non hanno stariffato, ma è altrettanto vero che molti si sono collocati su tariffe ben superiori, pur nel rispetto delle regole.

In sostanza, il cappello c’è, ma non si vede, eccovi spiegata la relazione con il titolo e la storiella.

 

Mi sono inoltre preso la briga di valutare qual'è stata l’incidenza del maggior costo di mano d’opera. La verifica anche se molto parziale, trattandosi di un campione modesto riferito ad una sola località (anche se importante e significativa), indica una percentuale intorno al 6,5%, ben superiore quindi all’inflazione programmata.

Quello che invece è emerso è un fatto a prima vista insospettabile; la tariffa di mano d’opera adottata dai periti nella stima dei danni, nei casi in cui non vi sia come riferimento un riparatore, è la più disparata, spesso non segue una logica, tanto che viene da pensare possa servire come parametro – più difficilmente controllabile di altri - per far quadrare i conti.

 

Alberino

 

 

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Pagina aggiornata al 25-02-06

 

 

 

 


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