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Nel settore dell’Aftermarket Automotive italiano i numeri ci danno l’idea della dimensione del fenomeno che identifica il nostro Paese come uno dei principali produttori nel mondo.
I numeri ce li fornisce il Centro Studi Tagliacarne, in base alla ricerca commissionata dalla Camera di Commercio di Modena, che ha sintetizzato in 31,2 miliardi il volume economico del comparto, pari all’1,6% dell’economia nazionale, e che dà lavoro a oltre 407 mila addetti. Queste cifre potranno a molti dire poco ma vengono giudicate dagli esperti molto più ampie, dinamiche e soprattutto in espansione.
I numeri ci danno anche una proiezione sul futuro dei veicoli elettrici, fornendo spegazioni sul perchè i veicoli ibridi hanno oggi più successo di quelli full electic. Ben il 36% delle imprese ritengono che l’Hybrid sarà la tecnologia prevalente dei prossimi dieci anni rispetto ai veicoli full electric (25%).
Pur non smentendo la difficoltà della filiera, l’Aftermarket riflette una diversa posizione al suo interno, più legata alla manutenzione e al parco circolante. Anche nel 2030 i core vehicle components (ossia le componenti strutturali e meccaniche presenti in tutte le tipologie di veicolo, indipendentemente dal tipo di motorizzazione) rappresentano ancora la quota prevalente del valore della filiera (legame anche con età del parco circolante e alla domanda di manutenzione).
La vera sfida dell’aftermarket, non riguarda tanto la tenuta della domanda, ma la capacità di intercettarne lo spostamento: le traiettorie di innovazione si concentrano su ADAS, elettronica, software e componenti elettrici, coerentemente con la trasformazione complessiva della filiera automotive.
In questo contesto le priorità sono rappresentate dalla politica delle Agevolazioni fiscali e riduzione del costo (66,2%) e dai sussidi per il costo dell’energia 27,7%).







