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Asseverazione delle carrozzerie

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Si è svolto nella giornata del 27 gennaio un incontro fra operatori sul tema: “Filiera Aftermarket Automotive. Sfide competitive”. presso il dipartimento di ingegneria gestionale e della produzione del Politecnico di Torino. Relatori prof. Silvano Guelfi e organizzatore dell’evento Giuseppe Polari, editore di Duessegi con la rivista Io carrozziere.Un tema questo che si sta riproponendo in chiave moderna. Qualcuno ricorda la classificazione delle carrozzerie avvenuta nel 1992 nell’ambito dell’accordo tra L’ANIA e le maggiori confederazioni artigiane degli autoriparatori (Confartigianato, CNA, CASArtigiani). Tre erano le categorie principali di classificazione degli artigiani con un protocollo abbastanza pratico e semplice: superficie operativa, addetti e attrezzature, questo metodo ha funzionato per oltre undici anni. Purtroppo le categorie erano state abbinate a tariffe orarie differenziate il che ha fatto intervenire l’Antitrust con esito che tutti ormai conosciamo. La procedura presentata al Politecnico è ovviamente più scientifica, tipica di un dipartimento di ingegneria. Il fatto è che il programma di “asseverazione” prospettato per complessità operativa, burocratica e metodologica cozza contro una buona parte delle carrozzerie artigiane che non avrebbero alcun interesse a farsi asseverare. Difatti il Prof. Guelfi ha tenuto a precisare che la procedura dovrebbe riguardare solo quelle carrozzerie che hanno almeno i minimi requisiti tecnici, di legge e rispettano le regole. I controlli saranno diretti e certificati da Accredia.
A questo punto ci viene spontaneo chiedere chi paga tutta questa attività, chi materialmente la svolge sul territorio, chi la gestisce e a favore di chi, ma questi sono dettagli. Rimane il fatto che una distinzione delle caratteristiche tecniche e gestionali delle carrozzerie (o meglio degli autoriparatori) è quanto mai opportuna, sopratutto in un momento di così rapido e intenso avanzamento tecnologico dei veicoli.