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Carrozzerie, riaprire non vuol dire lavorare

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Il fatto che si possa riaprire presto l’attività è certamente positivo, ma questo non vuol dire che il lavoro riprende da dove lo si era lasciato. Almeno per il carrozziere questo inizio operativo è di fatto procrastinato a dopo che la circolazione stradale sarà sufficientemente liberalizzata, e con essa i probabili incidenti stradali, sui quali si svolge prevalentemente l’attività di carrozzeria. Incidenti pregressi pochi o relativi ad attività esaurita, incidenti nuovi quasi nulli. I dati degli incidenti dovuti al blocco della circolazione da coronavirus elaborati da ASAPS che si riferiscono ai fine settimana, ma sono significativi se raffrontati con analogo periodo del 2019, mostrano un calo dell’84 per cento.
Tutto ciò pone la ripresa graduale delle attività che metterà sicuramente in moto la circolazione stradale, ma difficilmente questa produrrà “lavoro” (incidenti) sufficienti per tutte le carrozzerie. Sicuramente ne soffriranno meno, anzi potrebbero addirittura essere molto richiesti interventi di manutenzione e gommista, a causa del fermo prolungato dei veicoli.
Questa “pausa” in effetti potrebbe rappresentare l’occasione per sistemare alcune cose all’interno delle strutture, riorganizzare meglio il lavoro in funzione delle nuove esigenze e mettersi a norma rispetto alle disposizioni relative alla salvaguardia dei dipendenti (locali condivisi, dispositivi di protezione individuali) e gli spazi per l’accoglienza dei clienti. A tutto ciò occorre prevedere, almeno nella prima fase, un programma di sanificazioni (disinfezione) dei locali e oggetti di comune utilizzo.
Come si può vedere di cose da fare ce ne sono molte, l’importante è prepararsi perché, poi, il lavoro sicuramente tornerà e non avremo più tempo da dedicare a queste cose.