Cop26, se non è fallimento poco ci manca

da | 13-Nov-2021

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Chi si aspettava soluzioni drastiche per l’abbattimento dell’inquinamento atmosferico e il cambiamento climatico, sono rimasti delusi sia per i tempi entro i quali deve avvenire questo cambiamento sia per la non adesione di importanti paesi. Questo però era prevedibile: chi produce e vive prevalentemente di combustibili fossili continuerà a estrarre e a non voler modificare lo status quo, se non a scadenze bibliche. Nella bozza del documento finale della Cop26 rispetto alla prima bozza rimangono l’obiettivo di puntare a rimanere sotto 1,5 gradi C di riscaldamento globale dai livelli pre-industriali, a tagliare le emissioni di anidride carbonica del 45% al 2030 rispetto al 2010, e ad arrivare a zero emissioni nette di CO2 intorno alla metà del secolo. Dalla seconda bozza del documento finale della Cop26 è sparito l’invito ad attivare entro il 2023 il fondo da 100 miliardi di dollari all’anno per i paesi meno sviluppati, ci si limita a sollecitare i paesi sviluppati a deliberare pienamente e urgentemente sull’obiettivo dei 100 miliardi di dollari fino al 2025.
Uno degli argomenti sotto la lente d’ingrandimento è quello dei trasporti. I maggiori produttori di auto, società private e Paesi hanno firmato a Glasgow un impegno per la messa al bando dei veicoli con motori a combustione entro il 2040. I sottoscrittori sono: Volvo, GM, Ford, Land Rover e Jaguar (Tata Motors). Mercedes Benz (Daimler Group), quelli assenti sono i due leader mondiali Volkswagen e Toyota, Stellantis, e paesi come Stati Uniti, Cina, Germani, Italia, oltre a India, Polonia, e Nuova Zelanda.
Chiamarlo un successo sarebbe azzardato, meglio sarebbe definire il Cop26 un piccolo passo che però, a distanza di decine di anni, di modifiche, ripensamenti positivi e negativi è prevedibile che ce ne saranno molti.
E’ questo un primo passo? Forse. Noi rimaniamo ottimisti e puntiamo sul prossimo Cop27 a presidenza egiziana del 2022.

Valter Giorgio Zuliani

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