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Dagli aspirapolvere all’auto elettrica

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Chi non conosce l’aspirapolvere Dyson, per intenderci quello senza fili che ci fanno vedere nella pubblicità in TV con bellissime immagini 3D. Il titolare James Dyson, per l’appunto, aveva annunciato nel 2017 il progetto di costruzione di una propria auto elettrica per la quale aveva stanziato un budget di 2,2 miliardi di euro, cifra che doveva essere utilizzata per l’ingegnerizzazione di un modello entro il 2020.

Ben 500 ingegneri capeggiati dall’ex dirigente di BMW e Infiniti, Roland Krueger sono stati messi in campo per lo sviluppo di un progetto che allo stato attuale appariva rivoluzionario con l’installazione al posto della classica batteria agli ioni di litio, con un accumulatore allo stato solido (tipologia di batteria oggi ancora in fase di sperimentazione).
A quanto pare l’investimento della Dyson e il suo know-how nelle batterie non è bastato per portare a termine il suo avveniristico progetto. D’altro canto i grandi gruppi automobilisti hanno investito grandi somme per la transizione verso l’auto elettrica sfruttando le sinergie con altri brand, e mettendo sul piatto investimenti di varie decine di miliardi di dollari.
Si conclude così il caso Dayson, come peraltro per molte altre realtà che hanno tentato analoga avventura e che hanno incontrato grosse difficoltà economiche nel portare avanti i loro progetti.
L’auto elettrica impone grandi investimenti con un ritorno economico che è decisamente marginale.