"Chi non impara non cresce e chi già sa, si aggiorni!"

É solo questione di tempo?

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La Commissione UE ha rinviato a data da destinarsi la decisione per l’abbandono dei motori endotermici entro il 2035 per le prese d posizione dell’Italia e di alcuni paesi maggiormente interessati alla tecnologia meccanica. L’elettrico in Italia stenta a decollare, nonostante gli sforzi di creare le infrastrutture necessarie per la ricarica delle batterie. Il nostro paese è troppo coinvolto nella componentistica, che prevalentemente riguarda la meccanica e i motori endotermici, per abbandonare questo comparto che ha prodotto una tecnologia avanzatissima e che, dalle ultime ricerche effettuate, ENI con i biocarburanti prodotti nelle raffinerie di Marghera e Gela, potrebbe dare un grande contributo alla limitazione delle emissioni nocive in atomosfera.

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Gli Stati Uniti puntano sull’elettrico

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L’Italia è il fanalino di coda nella vendita di auto elettriche, l’ultima statistica dice che solo il 3,6% del parco circolante è alimentato da energia elettrica contro il 77% della Norvegia e percentuali a due cifre per quasi tutti gli altri paesi. Sappiamo bene quali sono i motivi di quasta disaffezione, uno dei quali è sicuramente il costo elevato di questi veicoli rispetto ad analoghi con motorizzazioni endotermiche. Gli incentivi all’acquisto hanno sicuramente contribuito, ma non hanno colmato il gap. Lo stesso problema esiste anche per gli altri mercati, ma evidentemente il sostegno è stato più corposo.

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Batterie per veicoli elettrici in Italia

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L’Italia sulle batterie elettriche per auto parte da zero, o quasi. L’avvento della nuova mobilità elettrica e la scarsa disponibilità di materie prime, ha costretto il nostro Paese a rincorrere le nuove tecnologie elettriche per l’autotrazione. Siamo un Paese che ha sempre dimostrato reattività, ingegno, fantasia, coraggio e intrapprendenza, quindi, questo stop forzato non ci ha spaventato, ma anzi ci ha spronato a darci da fare per recuperare, e magari fare meglio di altri, nella produzione di accumulatori di energia elettrica per la nuova mobilità.

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Come cambia la manutenzione dell’auto

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Il cambiamento tecnologico verso la mobilità elettrica cambia quasi completamente la mautenzione, rispetto a quella sui veicoli tradizionali a combustione interna. Tutti si preoccupano di progettare sempre più auto con sistemi innovativi che aggiungono (e complicano) interventi manutentivi e riparativi su questo genere di veicoli.

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Mobilità elettrica, Italia maglia nera d’Europa

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Bastano questi dati forniti da UNRAE, per dare un’idea del mercato della mobilità elettrica a fine 2022 in Europa e in particolare in Italia: 31,4% della Germania, 22,8% del Regno Unito, 21,6% della Francia, 9,6% della Spagna e 8,8% l’Italia. Il nostro Paese come si evidenzia è ultimo fra le big. Le motivazioni non possono essere ricercate solo nell’affezione verso i mototri endotermici, ma alle infrastrutture sul territorio ancora insufficienti per garantire una mobilità elettrica senza problemi.

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Lightyear e Arval uniscono le forze

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Lightyear, l’azienda high-tech olandese che produce la prima auto elettrica a energia solare al mondo, ha firmato un accordo di preordine con Arval, azienda numero uno in Europa nel noleggio a lungo termine di veicoli multimarca e attore chiave nelle soluzioni di mobilità sostenibile di proprietà del Gruppo BNP Paribas. Il preordine consta di 10.000 unità di Lightyear 2, il nuovo modello di Lightyear. Grazie a questo accordo, l’azienda ha un nuovo partner di mobilità di riferimento per i clienti aziendali e i consumatori privati per sperimentare la mobilità solare-elettrica nei mercati chiave di Arval in Europa.

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Colonnine elettriche di ricarica

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Firmati i decreti per la pianificazione delle installazioni di 22.255 colonnine di ricarica per veicoli elettrici, operative entro i prossimi tre anni sulle superstrade e nei centri urbani: con due diversi decreti, il MASE disciplina le modalità   di accesso per installare entro fine 2025 almeno 7.500 infrastrutture di ricarica super-rapida sulle strade extraurbane, escluse le autostrade, e 13.755 infrastrutture di ricarica veloci nelle città.

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Stellantis, qualcosa si muove

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Come ormai sappiamo la fornitura delle materie prime è condizione indispensabile per la costruzione dei veicoli elettrici. Stellantis si muove in questo senso nei confronti del gruppo Element 25, industria mineraria australiana per la fornitura si solfato di manganese monoidrato ad alto grado di purezza per la produzione di pacchi batteria. Tutti i gruppi automobilistici cercano nel panorama mondiale di rendersi maggiormente indipendenti nella fornitura delle materie prime necessarie alla fabbircazione delle batterie destinate ai veicoli elettrici.

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Basta l’elettricità per la mobilità elettrica del futuro?

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A questa domanda molti rispondono istintivamente che se tutti i mezzi viaggiassero ad energia elettrica con ogni porobabilità avremo problemi di produzione di energia. Premesso che noi siamo scettici su una mobilità futura completamente basata sull’energia elettrica, dobbiamo però analizzare i dati concreti prima di trarre ogni giudizio. Alcuni paesi, ultimo dei quali la vicina Svizzera, prendendo in considerazione misure di emergenza in caso di carenza di energia elettrica quest’inverno, potrebbe attuare misure draconiane come ridurre gli orari di funzionamento dei negozi, abbassare i termostati degli edifici, fino alla riduzione della temperatura delle lavatrici.

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La fine del motore endotermico?

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Chi lo dice che la tranzizione ecologica è la fine delle motorizzazioni endotermiche, sicuramente molti gruppi di costruttori che hanno investito ingenti quantità di risorse economiche sui veicoli elettrici. Rimangono scettici invece altri costruttori e soprattutto chi fornisce componenti per l’auto, che vedono ancora vita nelle motorizzazioni endotermiche evolute per tecnologia e carburanti alternativi. Noi, da queste pagine, abbiamo sempre sostenuto che chi produce compenenti per l’automotive, e l’Italia è uno dei principali produttori, non può abbandonare questo tipo di produzione e commercio, ma che però, contemporaneamente, dovrebbe creare un doppio binario per i veicoli elettrici, che bene o male entreranno sempre più in circolazione, man mano che passono gli anni e ci si avvicina alle date fissate per la fine della transizione.

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