"Chi non impara non cresce e chi già sa, si aggiorni!"

Il futuro dei componentisti auto

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Il cambiamento tecnico e culturale in un paese che è stato ancorato per troppo tempo a vecchie convinzioni e abitudini è inevitabile. Il processo ormai avviato di elettrificazione dei veicoli comporta fra le altre cose notevoli problemi di adattamento per le aziende che producono componenti per auto, soprattutto nel nostro Paese che è uno dei principali fornitori internazionali. La dismissione graduata nel tempo delle motorizzazioni tradizionali endotermiche comporta inevitabilmente cambiamenti radicali per tutta la filiera dell’automotive.

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Batterie agli ioni di litio che non s’incendiano

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Uno dei problemi dei veicoli elettrici, alimentati a batterie agli ioni di Litio, è quello della termolabilità e possibilità d’incendio. La cronaca ci ha informato quanto sia difficile una volta innescato l’incendio, spegnerlo con i sistemi tradizionali. Una batteria in fuga termica è quasi impossibile da spegnere, servono enormi quantità di acqua per rallentare l’autoaccensione (da 10 a 30 mila litri). Il rischio è che anche dopo ore, se non addiritttura giorni, l’incendio possa riprendere, non è fantasia. Ben consci di questo fenomeno l’Istituto per la sicurezza stradale statunitense (NHTSA), ha consigliato agli operatori addetti al recupero a alla riparazione delle auto elettriche dopo un incidente grave, di ricoverale in area isolata lontano da altri veicoli o fabbricati.

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Ricarica elettrica mobile

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Finisce l’ansia di rimanere con l’auto elettrica senza ricarica. E-GAP è un operatore di ricarica mobile e on-demand per auto elettriche in Europa. La società italiana, con servizi già attivi a Roma e Milano, e presto in nuove città della penisola, prevede l’ampliamento dell’infrastruttura mobile di ricarica, l’espansione della gamma di prodotti nonché l’apertura in nuovi Paesi e in circa 200 città tra Europa e Stati Uniti.

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La motor Valley diventa “elettrica”

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E’ pensabile che la motor valley italiana possa riconvertirsi all’elettrico? E’ diffcile pensarlo, ma pare proprio che questa sia la strada obbligata. Il distretto dell’Emilia Romagna vive prevalentemente di motori endotermici e sul suo Continua a leggere

Elettrico, troppe colonnine di ricarica…

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… si, ma in Giappone.
La diffusione delle auto elettriche è condizionata da vari fattori, uno dei quali riguarda le infrastrutture di ricarica, ancora carenti nel nostro Paese. Si dice che chi parte dopo è avvantaggiato dal fatto che può sfruttare le esperienze fatte da altri. E’ pur vero che la rete delle infrastruttre per la ricarica dei veicoli elettrici dovrebbe essere proporzionata al numero di veicoli circolanti, ma è necessario che abbia anche una diffusione capillare sul territorio per offrire un servizio, almeno nelle principali arterie, tenuto conto dell’autonomia di tali veicoli.

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Perplessità sulla mobilità elettrica

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Ormai la scelta è stata fatta, almeno per quanto riguarda la mobilità, con l’abbandono graduale dei motori a combustione interna verso l’elettrico. Una scelta così importante e coinvolgente l’intero nostro pianeta per i prossimi 20-30 anni, non può essere effimera e cambiare i propri obiettivi anche di fronte alle molte perplessità espresse da più parti sul vantaggio ambientale, economico e industriale, così come è stato prospettato dalle strategie e scelte politiche.

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Lunga vita ai meccatronici

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La nuova mobilità, soprattutto elettrica, penalizza chi sulle vetture svolge la maggior parte del proprio lavoro: la manutenzione ordinaria.
Tutto è ormai orientato al “green” per la salvaguardia del pianeta e i mezzi di trasporto con le motorizzazioni attuali contribuiscono in modo consistente al deterioramento del clima.
La transizione ecologica e tecnologica dei veicoli è già iniziata e le prospettive future sono ormai tracciate sia a livello politico sia industriale per i prossimi 5 – 10 anni e oltre. E’ evidente che a fronte di questo cambiamento deve far riscontro tutta la filiera che gira attorno al nuovo modo di concepire la mobilità e questo, soprattutto in Italia, registra ancora molte resistenze. Una delle ragioni, se non la principale, è sicuramente dovuta alla tipologia di parco circolante che vede ancora un numero molto elevato di veicoli “tradizionali” e ancora un numero esiguo di quelli elettrici.

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Meccatronica e manutenzione auto

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La transizione ecologica, ormai ineluttabile, lascia ben poco spazio ad eventuali ripensamenti in ordine al disimpegno delle case automobilistiche circa le motorizzazioni tradizionali endotermiche. Le date prefissate per il contenimento delle emissioni in atmosfera di CO2, sia dalla Commissione Europea che dalle iniziative nazionali, regionali e comunali sulla mobilità, sono state stravolte dalle decisioni di alcuni gruppi automobilistici che hanno addiritttura anticipato le decisione di non produrre più veicoli alimentati a combustibili fossili. Ultimo dei quali è Stellantis che proprio da pochi giorni ha comunicato ufficialmente che dal 2027 verranno vendute solo auto elettriche per alcuni brand del gruppo.

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Elettrico, ricarica mobile

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La mobilità elettrica è sempre più diffusa, soprattutto nei grandi centri urbani. Per la gestione della ricarica di questi veicoli servono soluzioni in grado di assicurare prestazioni affidabili e veloci. Intec, amplia la sua offerta in ambito di energy management con il nuovo CTEK NJORD GO, specifico per i veicoli elettrici. Si tratta di una stazione di ricarica portatile all-in-one che, non richiedendo alcuna installazione, rappresenta una pratica alternativa alle wallbox.

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Benzina e diesel, addio!

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Tutti lanciati verso la mobilità elettrica, anche se allo stato attuale l’impatto verso i consumatori non è dei più favorevoli. Almeno per quanto riguarda alcuni Paesi e zone geografiche che presentano ancora troppe difficoltà per le ricariche e l’autonomia. Poco importa, il processo iniziato non si ferma è su questa linea anche il ministro delle Infrastrutture e trasporti della mobilità Enrico Giannini, che in un’intervista a ‘la Repubblica’ ha dichiarato l’addio alle auto a benzina e diesel entro il 2040. “Nel governo stiamo ancora ragionando. Ci sono Paesi, come quelli del nord Europa, che hanno fissato il limite al 2030. Altri al 2040. A luglio arriverà l’indicazione della Commissione Europea.

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