"Chi non impara non cresce e chi già sa, si aggiorni!"

Chi lo dice che i motori endotermici spariranno?

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Tutto elettrico dal 2035 in poi. Questa prospettiva terrorizza la moltitudine di autoriparatori,  che si dedica prevalentemente alla manutenzione dei veicoli. Lo stesso dicasi per i fabbricanti di componenti specifici e i rivenditori di ricambi. In questo scenario pochi parlano dei veicoli commerciali e industriali che numerosissimi circolano per le strade europee e italiane.

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Euro 7: le nuove regole

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Dopo tanto attendere finalmente la Commissione europea ha diramato i nuovi standard per le emissioni Euro7, con l’obiettivo di migliorare il controllo delle emissioni inquinanti di tutti i nuovi veicoli, che entreranno in vigore dal primo luglio 2025 per auto e furgoni e dal primo luglio 2027 per i mezzi pesanti. Nessuna distinzione viene fatta sul tipo di alimentazione: benzina, diesel, energia elettrica, o carburanti alternativi. Le nuove norme prevedono anche i controllo del particolato proveniente dai freni, ma non comprendono le emissioni di CO2 in quanto già comprese nel Fit for 55.
I costi stimati dalla Commissione Ue per ridurre le emissioni, prevedono un aumento da 90 a 150 euro per le auto e 2.600 per autobus e camion, che sono stati criticati dall’Acea, poichè ritiene il beneficio ambientale molto limitato a fronte di un costo pesante sui veicoli.

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La fine del motore endotermico?

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Chi lo dice che la tranzizione ecologica è la fine delle motorizzazioni endotermiche, sicuramente molti gruppi di costruttori che hanno investito ingenti quantità di risorse economiche sui veicoli elettrici. Rimangono scettici invece altri costruttori e soprattutto chi fornisce componenti per l’auto, che vedono ancora vita nelle motorizzazioni endotermiche evolute per tecnologia e carburanti alternativi. Noi, da queste pagine, abbiamo sempre sostenuto che chi produce compenenti per l’automotive, e l’Italia è uno dei principali produttori, non può abbandonare questo tipo di produzione e commercio, ma che però, contemporaneamente, dovrebbe creare un doppio binario per i veicoli elettrici, che bene o male entreranno sempre più in circolazione, man mano che passono gli anni e ci si avvicina alle date fissate per la fine della transizione.

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Si, può, fare!

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Abbattimento delle emissioni di CO2 tramite l’energia elettrica, potrebbe non essere la sola soluzione per i veicoli adibiti al trasporto pesante. Le soluzioni alternative ci sono per mantenere l’attuale tecnlogia dei motori a combustione interna. La tecnologia del sistema di alimentazione H2 HPDI™ di Westport Fuel Systems è una soluzione conveniente e altamente prestazionale per supportare la transizione alla neutralità climatica del settore della mobilità pesante.
La canadese Westport ha definito il suo sistema di alimentazione H2 HPDI™ destinato al retrofit nei motori a combustione interna – presentato all’IAA Transportation 2022 di Hannover – un ‘game changer’, cioè una soluzione in grado di rivoluzionare il mercato dei mezzi pesanti da trasporto.

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Transizione ecologica per i veicoli industriali

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La maggiore sensibilità verso un mondo più ecologico, attento alle emissioni e in particolare a quelle dei veicoli, non poteva escludere dal contesto i veicoli industriali. Infatti, il 30 novembre l’apposita Commissione europea dovrebbe fare la sua proposta per la riduzione delle emissioni di CO2 per i track e bus. Se passerà la proposta e gli obiettivi già effettuati per il settore delle auto, dal 2030 si passerà a riduzioni delle emissioni al 100%, con ripercussioni notevoli sulla flotta dei mezzi pesanti sopra le 3,5 tonnellate.

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Milano è il Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile

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Sorgerà a Milano, tramite un connubio pubblico-privato il Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile. L’atto costitutivo è stato firmato il 14 giugno. Venticinque università e centri di ricerca hanno unito le forze assieme a 24 grandi imprese, attive nell’ambito della mobilità e delle infrastrutture, con l’obiettivo di accompagnare la transizione green e digitale del comparto in un’ottica sostenibile. Un investimento di 394milioni di euro per i primi tre anni che vedrà il coinvolgimento di 696 ricercatori fra gli enti partner e di 574 neoassunti.

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Auto euro 6 raggiungono il 25%

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Lo svecchiamento del parco circolante, di cui l’Italia è uno dei paesi a più elevato numero di veicoli circolanti con un’età media di circa 11 anni, è un processo lento che ci vede tra gli ultimi nei paesi europei. Il rinnovo dei veicoli è uno dei requisiti che contribuisce a raggiungere un sistema ecologico sostenibile, soprattutto nei grandi centri urbani e aree metropolitane. I veicoli di recente costruzione euro 6 e variazioni successive, contribuiscono notevolmente a raggiungere gli obiettivi prefissati, ma la loro incidenza è purtroppo ancora limitata alle flotte e alle aziende, molto meno ai privati.

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L’Italia conferma lo stop ai motori endotermici dal 2035

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Il 10 dicembre il Governo ha deliberato l’abbandono dei motori endotermici entro il 2035, mentre per i furgoni e veicoli commerciali leggeri entro il 2040. E’ questa la decisione che è stata adottata dal Comintato interministeriale per la Transizione ecologica (Cite), in linea con le indicazioni dell’Unione europea che chiede di tagliare i gas serra del 55% entro il 2030. Spagna, Francia e molti altri paesi europei han già definito una data limite al 2030, 2035, 2040 dopo la quale non si potrà più commerciare mezzi a combustione interna.

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Cop26, se non è fallimento poco ci manca

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Chi si aspettava soluzioni drastiche per l’abbattimento dell’inquinamento atmosferico e il cambiamento climatico, sono rimasti delusi sia per i tempi entro i quali deve avvenire questo cambiamento sia per la non adesione di importanti paesi. Questo però era prevedibile: chi produce e vive prevalentemente di combustibili fossili continuerà a estrarre e a non voler modificare lo status quo, se non a scadenze bibliche.

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Clima, chi sta meglio e chi sta peggio

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Se dovessimo valutare la situazione di alcuni paesi a livello mondiale in relazione all’inquinamento atmosferico sulla base dei consumi tra le diverse fonti, ci rendiamo conto che i paesi più demonizzati per le emissioni nocive in realtà sono quelli messi meglio di altri ad elevata tecnologia. Poichè tutti i “Grandi” riuniti a Roma al G20 e poi al COP26 di Glasgow, hanno stabilito che i maggiori fattori inquinanti devono essere banditi nella produzione di energia.

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