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Che l’intelligenza artificiale sia uno strumento, per un certo senso ottimo da utilizzare ci stà, ma che venga considetata la panacea di tutti i mali ce ne corre. Invece molti imprenditori l’hanno considerata la soluzione ai problemi aziandali con dismissione delle persone delegate agli stessi ruoli che necessitano di fantasia, creatività e umanità. Se ne sono accorti i grandi gruppi che l’IA aveva dei limiti. È questo il caso di Ford, che ha richiamato circa 350 ingegneri esperti dopo che i suoi sistemi automatizzati di controllo qualità, basati sull’intelligenza artificiale, non avevano raggiunto i livelli attesi. Secondo il sole 24ore, Ford resta la casa automobilistica statunitense con il maggior numero di richiami nel 2026 (51 campagne nei primi sei mesi). Una marcia indietro drastica che ha fatto dire al vicepresidente per l’harware dei veicoli, Charles Poon: «Pensavamo che bastasse introdurre l’intelligenza artificiale e darle in pasto i requisiti di progettazione esistenti per ottenere un prodotto di alta qualità».
Quello di Ford non è un caso isolato. Il precedente più concreto è quello di Klarna, azienda svedese che nel 2024 si era vantata di un assistente AI, capace di svolgere da solo il lavoro di settecento addetti al servizio clienti. A inizio 2026 il fondatore e amministratore delegato Sebastian Siemiatkowski ha dichiarato che quella strategia non era la strada giusta e che l’azienda stava tornando ad assumere persone, perché un cliente deve sempre poter parlare con un essere umano quando lo chiede.
Altro caso eclatante, è quello di McDonald’s che ha abbandonato il suo esperimento di ordini automatici ai drive-through, dopo una serie di errori finiti sui social, dalla pancetta versata nel gelato agli ordini gonfiati con centinaia di crocchette. Taco Bell, dopo aver gestito più di due milioni di ordini con la voce automatica, sta ripensando l’intero progetto in seguito ad alcuni casi emblematici, come quello del cliente che ha ordinato diciottomila bicchieri d’acqua tanto da mandare in tilt il sistema e farsi passare un operatore in carne e ossa.
L’errore è stato quello di ritenere che l’AI sostituisse la persona umana in certe funzioni, invece di considerarla come un ottimo ausilio. Già, ma così non si ottengono quei miglioramenti finanziari previsti con i licenziamenti, scaricando sull’AI le responsabilità dei tagli.
Insomma, l’IA è un ottimo assistente, una specie di “super-calcolatrice” per concetti, ma il timone, l’esperienza e lo spirito critico restano saldamente in mano umana.







