IL PERITO ASSICURATIVO: “TRA IL DIRE E IL FARE C’è DI MEZZO IL MARE”

di AUTOINFORMA | 15-Lug-2026

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Verrebbe voglia di dire che la professione di perito assicurativo è una professione squalificata, probabilmente sottovalutata, sicuramente sottopagata, C’è da chiedersi se questa professione, stabilita dall’iscrizione a un ruolo con un iter ben definito, serva alle assicurazioni. A  questa domanda la risposta appare semplice, alle assicurazioni interessa spendere il meno possibile sui sinistri e se questo “meno” è dettato anche dalla parcella del perito ben venga. Ma è proprio così generalizzato l’utilizzo del perito assicurativo da parte delle assicurazioni, oppure c’è qualche eccezione? Anche qui la risposta è si! Il perito serve quando la situazione e tecnicamente più complessa e può essere utile il suo intervento (non solo tecnico), per risolvere il caso. A questo punto la stima del danno diventa solo uno strumento utile a giustificare l’eventuale differenza con la richiesta avversaria. Se poi oltre alla stima il tecnico riesce anche chiudere la partita, allora, e solo allora, diventa indispensabile.
In  sostanza il perito si sostituisce alla figura del liquidatore sinistri (di massa), che poco ne sa di tecnica e di procedure di riparazione, con tutte le complicanze avvenute negli ultimi anni.
Ma allora ci chiediamo perchè è stato istituito il ruolo periti assicurativi (braccio tecnico delle assicurazioni per la stima, dei danni, ecc.), bastava lasciare alle Compagnie assicurative l’onere di scegliere chi faceva loro più comodo, e magari professionalmente più preparato. In realtà il ruolo è più una difesa per lo stesso professionista, che non si vede scavalcare da individui privi di abilitazione e, quindi, una concorrenza sleale di persone senza alcun requisito tecnico professionale, anche teorico.
Oggi il perito assicurativo viene utilizzato nei più svariati modi con parcelle ridicole per l’impegno profuso. A questo punto verrebbe da dire che l’esperienza e la competenza non rappresentano il corrispettivo economico ricevuto, confondendo la qualifica che è solo l’abilitazione alla professione.
Non c’è quindi da stupirsi se molti tecnici abilitati si sono dati alla libera professione nei confronti dei privati, come esperti dell’automobile.
Ora l’aggiornamento tecnico è un  obbligo dettato non tanto dalle normative, ma dalla pratica quotidiana che utilizza materiali, prodotti e attrezzature per poter mettere in sicurezza il veicolo dopo una riparazione. Questo trend è velocissimo e stare al passo non è facile. Se poi questo impegno viene sottopagato allora significa che al maggior committente  (l’assicurazione) poco importa del perito e tenta di utilizzare tutti i sistemi che la tecnologia gli mette a disposizione, per bai passare l’esperto in materia. L’esempio più eclatante l’abbiamo dall’uso dell’Intelligenza Artificiale, ritenuta torto, la panacea che tutto risolve in breve tempo a costi irrisori. Illusione alimentata da aziende che dell’intelligenza artificiale ne fanno business.  Come è stato dimostrato l’IA rappresenta un ottima soluzione per avere informazioni che richiederebbero giorni se non settimane. In alcuni settori è indispensabile per riuscire ad avere una sintesi in breve tempo, ma da questo a dire che quello che fa l’IA è oro colato ce ne corre. Se ne sono accorti i maggiori gruppi di costruttori di veicoli che con l’uso dell’intelligenza artificiale hanno licenziato centinaia di esperti (ingegneri) e che oggi, visti i risultati deludenti del software, sono corsi ai ripari riprendendo le persone. Ci viene spontaneo dire che l’umano vince la partita 1 a 0, ma in realtà non è  così’! L’errore sta nella valutazione che è stata data al sistema dell’IA, che altro non rappresenta un ottimo ausilio per le attività umane.
Detto ciò, c’è da chiedersi come se ne esce da questa situazione che appare irrisolvibile per contrasto tra chi paga e chi riceve (e chi paga e la parte più forte).
Basterebbe che il legislatore aggiungesse che il tecnico (perito assicurativo), deve essere pagato in base all’impegno profuso, partendo da un  minimale di euro X per compensare le spese vive e il resto deve seguire l’impegno professionale, magari in base alla complessità del caso (entità), e a tutti gli accessori che possono essere richiesti: sopraluoghi, trattative, liquidazione, ecc., ciascuna con una propria remunerazione.

Non è cosa nuova, giù nel 2004 se ne parlava, anzi se ne scriveva.
Alleghiamo il testo completo del provvedimento n. 13.390 dell’AGCM  e successivi, che a quanto pare non è stato mai attuato come previsto.

RIPRODUZIONE RISERVATA ®

Valter Giorgio Zuliani

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