ASCOLTAMI
I vertici dell’Europa hanno dimostrato la loro incapacità decisionale o peggio l’affrettata imposizione di regole sulle politiche industriali relative all’automotive, per quanto riguarda le emissioni in atmosfera. L’utilizzo dell’energia elettrica, carburanti alternativi ai fossili e mancata (o ritardata) decisione sulle politiche industriali relative al settore, hanno dimostrato l’incapacità gestionale di armonizzare le regole pratiche, tradizionali, preferendo l’aspetto puramente ideologico. Questo modo di fare politica ha affossato letteralmente un patrimonio, costruito in decine di anni di ricerca, innovazione, design e tecnologie dell’auto che hanno distinto l’Europa dal resto del mondo. Complici in questo progetto anche i dirigenti dei maggiori Gruppi produttori di autoveicoli che hanno aderito al disegno Europeo, investendo ingenti capitali nella trasformazione verso piattaforme prevalentemente dedicate alla mobilità elettrica. Di esempi ne abbiamo avuti molti e che oggi stanno cercando di fare marcia indietro verso un’industria più credibile nel tentativo di contrastare l’invasione dei veicoli asiatici (Cina) sui nostri mercati.
Draghi e Letta nei loro report avevano gia delineato in quadro ben chiaro sulle prospettive future dell’Europa, osannate all’epoca e poi mai applicate.
La morale di tutto ciò è sotto gli occhi di tutti, mentre il mondo stà andando verso una china senza ritorno, infarcita di guerre e incomprensioni, smania di potere, e di appropriazione di territori, milioni di morti e feriti (prevalentemente civili), tradizioni e imposizioni anacronistiche, rimane un considerazione ineluttabile: Tutto ha fine, ma quello che è stato fatto di negativo rimane solo per l’analisi dei posteri, ma noi non ci saremo più.
Su questa ultima affermazione è opportuna una riflessione.







