Se pensiamo che l’automotive contribuisce al PIL per circa l’8%, che da lavoro a 13 milioni di persone e che in questo momento sta attraversando una crisi sui mercati, invasi da auto prevalentemente provenienti dai Paesi Asiatici, occorre che l’Europa prenda delle decisioni drastiche, per salvaguardare il mercato interno e l’industria Europea.
Volkswagen e Stellantis sono i due maggiori produttori automobilistici in Europa, pur essendo competitivi fra loro, sono uniti nella battaglia per salvaguardare la produzione europea dei veicoli. Il “Made in Europe” dovrebbe essere una distinzione per i veicoli costruiti da noi, tenuto conto che circa nove veicoli si dieci sono europei.
La concorrenza si fa anche sulla disponibilità delle materie prime, in particolare per la fabbricazione delle batterie dei veicoli elettrici, di cui la Cina ne è la quasi totale monopolizzatrice. In sostanza chi vende veicoli sul mercato Europeo, dovrebbe costruirli nelle condizioni simili a quelle a cui sono costrette le industrie europee.
Il “Made in Europe” non si può svendere, è un patrimonio accumulato in decine di anni di ricerca, design, innovazioni, che ne hanno fatto una distinzione netta con il resto del mondo.
La leva che muove tutto sono gli incentivi, ma questi devono essere mirati alle auto prodotte in Europa, alla costruzione di fabbriche per la produzione di batterie per veicoli elettrici, il tutto legato alle emissioni di CO2, dalle quali non si può prescindere.
Solo così si difende l’industria interna dalle pressioni esterne, ma occorre decidere in fretta se si vuole continuare a essere un mercato rivolto all’esterno, oppure rimanere un produttore industriale anche nel fuituro.
L’Europa deve decidere in fretta
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