Il regolamento UE sulle emissioni dei veicoli, nel programma di transizione che arriva fino al 2035 e oltre, non potrà essere rispettato dall’industria dei costruttori di veicoli europei. Queste sono le considerazioni a cui sono arrivati i maggiori costruttori che vedono il loro mercato compromesso dai veicoli asiatici (Cinesi). A questo punto c’è da chiedersi, chi ha programmato e approvato un regolamento che vede la sua conclusione dopo 16 anni, che coinvolge 13 milioni di lavoratori, che non tiene conto della ricerca molto più avanzata dei paesi asiatici nelle scelte costruttive dei veicoli, in particolare elettrici, della difficoltà di raggiungere lo stesso livello tecnologico, per mancanza di materie prime e processi di trasformazione, ha fatto bene i calcoli, perchè ha permesso di distruggere l’industria dei costruttori di veicoli tradizionali europei, la sua componentistica e la ricerca, che hanno permesso una netta distinzione con i mercati concorrenti. In realtà hanno fatto un grande favore alla concorrenza, maggiormente pronta, sia sotto il profilo della rispondenza alle necessità globali di controllo delle emissioni in atmosfera, che economiche. Viene spontaneo dire che noi arranchiamo e loro prosperano. E se tutto ciò l’abbiamo programmato noi europei, ognuno tragga le propria conclusione.
Questa è la parte terminale delle parole di Ola Källenius, Presidente di Acea e Ceo di Mercedes Benz, e da Matthias Zink, Presidente di Clepa e Ceo Powertrain and Chassis di Schaeffler, che hanno lanciato un vero e proprio grido d’allarme per mettere la Commissione Europea davanti alla reale situazione dell’industria automotive europea.
“… La mancanza di un piano politico pragmatico per la trasformazione dell’industria automobilistica. L’UE attualmente regolamenta i produttori in materia di fornitura di nuovi veicoli, ma non riesce a creare le condizioni per consentire la transizione.
L’Europa si trova ad affrontare una dipendenza quasi totale dall’Asia per la catena del valore delle batterie, una distribuzione non uniforme delle infrastrutture di ricarica, costi di produzione più elevati, compresi i prezzi dell’elettricità, e tariffe gravose da parte di partner commerciali chiave, come il dazio del 15% sulle esportazioni di veicoli dell’UE verso gli Stati Uniti».
Regolamento UE automotive, da rivedere
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